…al di là dell’orizzonte……

 

 

 

 

 

 

…”che da tanta parte
dell’ultimo orizzonte il guardo esclude.” […]

G. Leopardi

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Ciao prof…

E poi il dolore non lo esprimi con un colore, e nemmeno con l’assenza di esso. Non lo esprimi a voce, non lo esprimi con un suono e non trovi le parole…e allora ti appigli ai ricordi…
Se fosse facile riaprire quello scrigno e come una fata far luccicare uno dopo l’altro l’eco di quei pensieri, l’ilarità degli anni del liceo, la freschezza che si celava dietro i sorrisi, quelle parole che si rincorrevano acciuffando polvere di gesso e che una dopo l’altra annotavamo sui diari, sulle pagine sgualcite dei libri e nel cuore…
E magari fosse possibile incolonnare su un foglio imbrattate di inchiostro parole che poi hanno formato una parte del nostro essere uomini, donne, professionisti…
Una dietro l’altra vorrei ricordarle quelle espressioni impresse nelle radici dei miei coetanei, di quella classe unita sotto il tetto delle medesime speranze di un futuro sereno.
Vorrei farle volare come polvere di stelle fino al cielo, e dettare agli angeli quanto vuoto poi crea l’assenza di uno strato della tua adolescenza…perché Lei, caro prof, possa capire il valore del suo passaggio su questa terra ora che forse le è più chiara la porta dell’eterno: credo che ciascuno di noi abbia impressa nella mente almeno una frase tratta dalle sue lezioni che è stata illuminante nel cammino della propria vita…
L’ultima volta che la incontrai, strizzandomi l’occhio si chiese se un giorno saremmo mai diventati colleghi…stringeva ancora tra le dita l’orologio che le regalammo insieme dopo la maturità, forse a ricordarmi che la vita terrena rotola, scivola…a volte incalzante, a volte troppo breve perché ogni aspettativa possa avere un riscontro…e il nostro scorrere deve necessariamente avere un senso.
La saluto allegandole qualcosa di tutto quello che giorno dopo giorno sottoponeva alla nostra attenzione, in quella aula soleggiata di centro città. E la ricordo con un sorriso.
Ciao, mitico prof. E grazie di cuore.

“No man is an island entire of itself; every man
is a piece of the continent, a part of the main;
if a clod be washed away by the sea, Europe
is the less, as well as if a promontory were, as
well as a manor of thy friends or of thine
own were; any man’s death diminishes me,
because I am involved in mankind. […]
John Donne

 

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Se saprai…

Se saprai starmi vicino,
e potremo essere diversi,
se il sole illuminerà entrambi
senza che le nostre ombre si sovrappongano,
se riusciremo ad essere “noi” in mezzo al mondo
e insieme al mondo, piangere, ridere, vivere.

Se ogni giorno sarà scoprire quello che siamo
e non il ricordo di come eravamo,
se sapremo darci l’un l’altro
senza sapere chi sarà il primo e chi l’ultimo
se il tuo corpo canterà con il mio perché insieme è gioia…

Allora sarà amore
e non sarà stato vano aspettarsi tanto.

Pablo Neruda

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Gocce di marzo…

E non importa se non è ancora arrivata… nell’aria ne sento già l’odore. E corro a godermeli appena posso i primi sprazzi di primavera, tra una folata umida di vento e una pioggerella marzolina.

E’ la natura che irrompe feconda nel primo pomeriggio del mio giardino, a farmi accorgere che nonostante io abbia dimenticato nell’aiuola i bulbi dello scorso anno, essi sono fioriti e cantano a festa, di giallo.

Lascio penetrare un raggio di luce nella mia stanza, abbinando sul cappotto non più la sciarpa grigia che mi avvolge tutto il viso, ma un tessuto più leggero che sa del rosa e del bianco svolazzante dei fiori di mandorlo. Avide di vita mi guardano e ammiccano le gemme che decorano i rami secchi delle campagne.

Una corsa in macchina, fino al mare. Con la voglia delle prime passeggiate in bicicletta. Sul muretto dove d’estate ho tirato un sospiro in giornate afose, aspetto il crepuscolo di un’altra domenica.
E voglio che presto mi invada il sole.

 

 

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War Horse

E’ la speranza il filo conduttore del capolavoro di Spielberg. E lo si capisce dagli occhi lucidi del giovane Albert Narracott delle prime scene. E se ne ha la conferma al primo sguardo tra il cavallo e il ragazzo stesso. Un capolavoro che pone lo sguardo sull’amicizia tra un purosangue e un ragazzo che gli insegna a vivere. Un tripudio di sentimenti.

Pensando a Joey, il cavallo protagonista, non si può fare a meno di citare le parole del nonno francese alla nipote che lo trova nel loro mulino durante la guerra: “immagina di volare su un territorio sconvolto dalla guerra sapendo di non poter mai guardare giù. Devi guardare avanti o a casa non arriverai mai […]” Io immagino più che altro Joey volare al galoppo, oltre il tempo, oltre i confini, oltre gli eserciti, oltre la guerra, oltre gli occhi impauriti dei combattenti che sanno di poter essere vittime di una carneficina. E questo per ritornare all’amore e alla dedizione del suo giovane padroncino.

E’ con amore che Albert ha cresciuto il puledro, guardandolo negli occhi, piegandosi e soffrendo con lui, alla pari. Poi le circostanze sfortunate li hanno separati: il bisogno di denaro e l’avvento della Prima Guerra Mondiale. Ma è l’ostinazione di Albert che marca l’intero film. Quella stessa caparbia che ha trasmesso al cavallo. Importante porre l’accento sulla solidarietà tra i soldati di eserciti opposti: come a dire che in guerra non ci sono vincitori e vinti, ma solo vittime di orribili crudeltà che lottano sotto lo stesso cielo e sperano che la pace possa svettare colorando la stessa bandiera: quella stessa che il purosangue, di corsa, “trasporta” sul dorso, da un territorio all’altro, desideroso di godere ancora dell’affetto e delle attenzioni degli umani.

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Sfumature d’arancio…

“Ancora abbiamo perso questo tramonto.
Nessuno stasera ci vide con le mani unite
mentre il vento azzurro cadeva sopra il mondo.” (P. Neruda)


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Hugo Cabret

Nevicata sulla città piena di luci. E poi la stazione. Là dove ruota il piccolo grande mondo di Hugo Cabret. La macchina da presa rincorre velocemente le figure stereotipate della metropoli francese degli anni ‘30 fino a fermarsi sull’orologio: la finestra sul mondo del piccolo Hugo. E’ nella stazione, e dietro gli ingranaggi degli orologi che segnano senza freni, lo scorrere inesorabile del tempo, che prende corpo buona parte di questa trama.  

Un film che fa emozionare, come gli occhi del protagonista. Una pellicola che tiene inchiodati alla poltrona non solo i bambini. Una fiaba per adulti che dispiega alcune sinuosità del cinema delle origini di uno dei padri della settima arte e pioniere del cinema fantastico: Georges Meliès.

Mi piace pensare all’automa come centro della storia di Martin Scorsese: è negli ingranaggi di quel robot che è intrappolato il sogno del piccolo Hugo. Egli ha perso improvvisamente il padre mentre cercava insieme a lui di dare vita a quel marchingegno. E ora, memore di un trauma di cui non riesce a liberarsi, cerca disperatamente, di sciogliere la vita di quella macchinetta, convinto che lì è intrappolato un messaggio segreto del padre. E un bel giorno quell’automa prende vita.

Meliès e Cabret uniti da un filo conduttore: entrambi hanno visto infrangersi il sogno di contare, di esserci nel mondo. “La vita mi ha insegnato che il lieto fine esiste solo nei film” – afferma l’uomo.  “Questo film non è ancora finito…” – lo apostrofa il bambino. E il destino li prende per mano proiettando sotto i loro occhi, il disegno di una luna, colpita in un occhio da un missile: fotogramma di uno dei capolavori di Meliès e cornice di uno dei racconti del padre di Cabret.

Questo è Georges: la storia di colui che ha avuto come obiettivo primario della propria vita, il bisogno di insegnare agli uomini del proprio tempo che sognare è possibile, e che esiste un sistema per raccogliere i proprie fantasie e darne corpo e vita. E basta solo lasciarsi andare per immaginare un mondo ideale. Meliès che poi, si è visto come tanti, defraudato del proprio senso di vita con l’arrivo della guerra mondiale. E ha preferito investire su un modesto negozietto di giocattoli, perché a causa del dolore di quegli anni, nessuno avrebbe osato sognare mai più.

La chiave a forma di cuore aprirà la gabbia della loro insoddisfacente esistenza: i due continueranno a farsi luce reciprocamente e continueranno le loro vite percorrendo lo stesso sentiero.

Hugo resta il detentore di uno straordinario messaggio: immaginare un mondo alternativo e un arcobaleno pieno di colori è possibile. I sogni possono avverarsi. Basta un po’ di caparbietà, di passione e di obiettivi chiari…

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Strade…

…E non è detto che non si possa decidere di imboccare una strada e poi, un giorno, stabilire che è più emozionante tornare indietro.
E non è detto che, mentre si va, non si possano estirpare le erbacce, contare le pietre e levigare il cammino…o consumare ostinatamente le scarpe…felicemente.
E non è detto che ogni strada comporti una meta inconvertibile e non si possa ricominciare.
E non è detto che percorrere un tracciato diverso poi non conduca alla stessa meta.
E non è neanche detto la mia strada sia poi così diversa dalla tua…
Vedrai il destino ci sorprenderà a contare le stesse stelle…coprendoci dello stesso luminoso cielo…

“Ci sono strade che somigliano alle vite che percorri tutte in un momento
non sai capire dove sei arrivato ma sei sicuro che ora stai correndo”

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…il bluff dei tagli ai parlamentari

…sebbene non voglio che questo blog sia travolto dalla “spazzatura” che sommerge la nostra civiltà, posto questo articolo con un solo commento: vergogna!!!

http://politicaesocieta.blogosfere.it/2012/01/stipendi-parlamentari-2012-taglio-di-1300-euro-lordi-al-mese-ma-ce-linganno.html

 

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leggendo “Le prime luci del mattino”

Due tazze di cioccolata e un pacchettino rosso con un fiocco dorato… ricordo così l’inizio del viaggio intorno all’ultimo libro di Fabio Volo… e  lo stupore delle prime pagine, divorate come biscotti croccanti accompagnati da quella densa cioccolata…

Non è il primo libro di Volo che leggo, ma questo mi stupisce per una particolarità: è il primo che per protagonista ha una voce femminile. E fa pensare come l’autore si “perda” in minuzie sulle sensazioni di una donna al cospetto di una vita in cui i giorni scandiscono il ritmo di altri giorni…sempre uguali… in una società per certi versi ancora un briciolo maschilista, dove la donna preferisce soffocare le proprie emozioni tra il becero “chi si accontenta gode” invece di darne vita e corpo. E poi la forza. La forza ritrovata, grazie ad un altro uomo, di riprendere in mano la propria esistenza. E di guardare con infinita tenerezza a quell’altra parte di ego cresciuta, cambiata…ma senza dubbio coraggiosa. Con un finale che per certi versi, lascia un po’ col fiato sospeso e dà ancora una sensazione di attesa: sembra quasi l’aurora di qualcosa di incompiuto, di un germoglio di vita ancora troppo giovane per sentirsi completo…come se si dovesse aspettare un seguito.

Delicati e irruenti ritratti di emozioni nascoste dalla maschera del comodo perbenismo. Urla soffocate di un ego che aspetta di aggrapparsi al suo briciolo di felicità. Descrizioni accorate, riferite dettagliatamente come solo una donna saprebbe fare…e ci si chiede insistentemente come Volo abbia potuto leggere e riferire dei meandri del cuore e della mente femminile. Un’esortazione alla sincerità dei sentimenti e al coraggio di cambiare rotta perché c’è sempre tempo. Da leggere in una serata invernale, davanti al camino scoppiettante, magari sorseggiando un buon vin brulé.   

“Alla donna che sono stata voglio bene. Anche se era fragile non è mai stata debole, anche se era stanca e sfinita non ha mai smesso di lottare. Ha saputo resistere. Alla donna che sono stata sento di dover riconoscere dei meriti, molti: il coraggio di sbagliare, la volontà di esserci, la responsabilità di scegliersi.”

“Penso che sia incredibile come cambia tutto quando incontri una persona che ami, incredibile quanto velocemente quella persona ti possa bastare. Ti senti avvolto e riscaldato dal pensiero di lei, tutto diventa più leggero.”

“Forse c’è qualcosa di peggio dei sogni svaniti: la non voglia di sognare ancora.”

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